Sep 20 2024

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Progetto NInFEA

“Nuovi imballaggi Flessibili Eco-sostenibili, per la riduzione dell’impatto ambientale e per una maggiore sicurezza alimentare”

Il progetto, che vede coinvolte la Re.Ma Plast S.r.l. e il CRdC Tecnologie coinvolto nel progetto attraverso il supporto di due unità, ognuna delle quali ha condotto attività di ricerca relative a specifici obiettivi,
Le unità di ricerca coinvolte sono:

Dipartimento di Ingegneria Industriale (DIIN) e Università degli Studi di Salerno (UNISA) con le relative attività oggetto della convenzione, è incentrato sullo studio e lo sviluppo di film per imballaggio mono e multistrato, eco-sostenibili e biodegradabili, a base di miscele di Mater-Bi con differenti polimeri biodegradabili a diversa composizione. Le miscele ed i sistemi multistrato sono stati progettati tenendo conto delle caratteristiche di compatibilità dei costituenti e delle proprietà reologiche e termiche richieste, al fine di garantirne adeguata processabilità mediante tecniche di estrusione per film blowing. Negli ultimi anni, i polimeri biodegradabili hanno suscitato crescente attenzione sia da un punto di vista, in quanto hanno caratteristiche meccaniche peggiori, scarse proprietà barriera ai gas ed elevati costi di produzione.
In tale ottica, è stato condotto uno studio sulle possibilità di migliorare le caratteristiche di film prodotti a partire dal Mater-Bi. I risultati della ricerca oggetto dell’intervento progettuale sono rappresentati dalla messa a punto di sistemi sia mono strato che coestrusi fino a 3 strati in cui altri polimeri biodegradabili sono stati miscela o accoppiati per coestrusione alla matrice di interesse (Mater-Bi).
Le bioplastiche sono materie polimeriche biodegradabili o compostabili che possono essere ottenute sia da sorgenti naturali (rinnovabili) che da fonti fossili (non rinnovabili) come meglio spiegato poco più avanti.
La biodegradabilità è la proprietà di composti chimici organici polimerici di essere decomposti dai microrganismi in sostanze più semplici. Infatti, i polimeri biodegradabili degradano sotto l’azione di funghi,
batteri e microbi o tramite processi non enzimatici (idrolisi chimica), in CO2, CH4, acqua, biomasse e altre sostanze naturali. Secondo la norma europea EN 13432 del 2002, per essere definito biodegradabile, il
prodotto deve decomporsi del 90% in meno di 6 mesi, mentre per essere definito compostabile, il prodotto deve disintegrarsi di almeno il 90% entro le dodici settimane (3 mesi) e deve essere costituito da residui di
dimensioni inferiori ai 2 mm. Il processo di compostaggio deve avvenire in un ambiente controllato. Ne consegue che alcune plastiche possono essere biodegradabili, ma non necessariamente compostabili. Nel caso del compostaggio, si otterrà il compost maturo (che è un fertilizzante), e nel caso della digestione anaerobica (seguita da stabilizzazione in compostaggio) si otterranno biogas (e quindi energia) e compost. Spesso in maniera equivoca, si associa il temine biopolimero e bioplastica allo stesso tipo di materiale. In realtà, il termine biopolimero è riferito ad un polimero prodotto da organismi viventi, quindi interamente
bio-based, e biodegradabile. Il termine bioplastica, invece, ha un’accezione più ampia, e per bioplastiche non necessariamente si intendono polimeri derivati da fonti rinnovabili e biodegradabili.

Dipartimento di Ingegneria Chimica, dei Materiali e della Produzione Industriale (DICMaPI) – Università di Napoli Federico II (UNINA);